Gesti di Compassione a Scuola
Articolo scritto da Chiara Miani per Scintille.it
Trained Teacher of Mindful Self-Compassion www.chiaramiani.it 12/07/2024
Cos’è la compassione.
L’amore e la compassione sono necessità, non sono dei lussi. Senza di essi, l’umanità non può sopravvivere (Dalai Lama)
“Che lo crediamo o no, il compito in questa vita incarnata sembra contemplare lo sforzo consapevole di ridurre la sofferenza, per noi stessi e per il resto del mondo, così come di promuovere la felicità, nostra e degli altri. Il nostro corpo “risvegliato” può essere più felice e aiutare altri corpi ad essere più felici”[1]
Nel Buddhismo, la compassione è il desiderio che gli altri siano liberi dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza. Essa è basata sul percepire emozionalmente i sentimenti delle altre persone, mettersi nei loro panni e desiderare fortemente che possano essere liberi dalla sofferenza e felici, proprio come noi lo desideriamo.
La compassione è un sentimento che rompe i confini del nostro “io solitario” che pensa solo a sé stesso, apre i nostri cuori alla sofferenza altrui e ci induce a fare qualcosa per alleviarla.
Essere compassionevoli significa aver compreso profondamente che non potremmo sopravvivere da soli perché siamo tutti interconnessi e interdipendenti gli uni agli altri.
La scuola dovrebbe formare ragazzi sempre consapevoli e felici. Come possiamo aiutarli a vivere in questa realtà sempre più complessa? Quali strumenti possiamo offrire per aiutarli nel loro viaggio della vita? Riconoscendo che alcune abilità sono cruciali: consapevolezza di sé, empatia e cura degli altri.
La chiave della compassione è essere predisposti ad aiutare, e questo può essere appreso. La vita umana può esistere solo se ci prendiamo cura gli uni degli altri.
E’ interessante sapere che “la compassione” è legata profondamente alla nostra sopravvivenza biologica per il fatto che siamo dei mammiferi.
La crescita dei mammiferi infatti è molto lenta, abbiamo bisogno di un lungo periodo di adattamento all’ambiente, ed è proprio per questo che l’evoluzione ha selezionato l’istinto del “prendersi cura” in modo che la madre si prendesse cura a lungo dei propri piccoli.
I piccoli mammiferi non potrebbero sopravvivere senza le cure amorevoli e affettuose dalla madre e/o dal gruppo di appartenenza. Questo è il motivo per cui i semi della compassione sono già impiantati nella biologia del corpo, proprio perché i gesti della “cura” sono indispensabili alla sopravvivenza della nostra specie.
Alla nascita, la madre prova un amore incondizionato per il suo neonato: lo accudisce, lo scalda e lo protegge, e il neonato prova automaticamente amore e attrazione verso la propria madre, anche se non la conosce. E’ questa attitudine di accudimento e cura che permette un sano sviluppo del bambino. Essa è il seme che, se curato ed educato, può maturare come compassione, ed incorporare un senso di responsabilità verso tutti gli esseri e verso il pianeta.
Perché è utile sviluppare la compassione?
Recenti studi scientifici hanno dimostrato che sviluppare questa qualità innata provoca importanti cambiamenti nel nostro sistema nervoso, migliora il benessere, il modo in cui ci relazioniamo agli altri, ci rende più felici e porta benefici alla società in cui viviamo.
Le ricerche hanno assodato che addestrare la mente alla compassione migliora il sistema immunitario, favorisce una mente calma e un buon sonno, inoltre ci aiuta a trovare un maggiore senso di connessione tra noi e il mondo.
Possiamo sperimentarlo su noi stessi: quando siamo gentili e abbiamo a cuore il bene degli altri è più facile avere relazioni positive, formare legami armoniosi, essere meno depressi, stressati e ansiosi, a differenza di quando siamo concentrati su ambizioni egocentriche.
Gli insegnati a scuola possono gettare le basi per una società più etica e compassionevole aiutando gli alunni a comprendere le proprie emozioni e a prendersene cura. Questo li aiuterà a comprendere le emozioni e i comportamenti degli altri. In questo modo i ragazzi proveranno empatia nei confronti delle altre persone e si sentiranno meno soli.
La compassione dipende dalla consapevolezza della situazione vissuta da un’altra persona, dalla capacità di empatizzare, e dalla capacità di sviluppare un senso di tenerezza nei suoi confronti.
È facile comprendere che per poter aiutare i propri alunni è doveroso lavorare prima su sè stessi.
Come possiamo da adulti sviluppare la compassione?
La compassione è una qualità già presente dentro di noi, ma dobbiamo allenarla, perché la nostra mente è sempre troppo occupata a cercare problemi, creare scenari catastrofici, pensare come salvarci dai pericoli … ma se addestriamo la nostra mente alla compassione, essa diventa davvero una risorsa preziosa e fonte di benessere. Ci fa sentire connessione, forza, sicurezza e la fiducia che proviene dal non sentirsi soli nell’affrontare le sfide della vita!
Una delle pratiche per eccellenza è la meditazione Metta.
Nella tradizione meditativa, – la Metta, di tradizione Buddhista, è una pratica che favorisce l’emergere di un sentimento di prossimità fra tutti gli esseri viventi, abbracciandoli nell’aspirazione che possano stare bene ed essere felici (Wallace, 2001).
Questa meditazione, come insegnata dal Buddha, si pratica a partire da sé stessi, e suscita un senso di unione, coltivando la consapevolezza che siamo tutti uniti nelle gioie e nei dolori dell’esistere: non c’è creatura al mondo che non voglia essere amata, che non desideri sentirsi al sicuro e lontana dalla sofferenza. La pratica prosegue estendendo la nostra compassione per includere tutti: quelli che ci piacciono, quelli che incontriamo per la strada anche se non li conosciamo, e persino le persone che non ci piacciono per niente. La pratica continua finché la nostra compassione non includa il mondo intero, compresi animali e piante. Perché abbiamo tutti bisogno d’amore!
Gocce di compassione nella vita quotidiana – Dopo queste brevi esperienze osservati: come stai? E’ cambiato qualcosa dentro di te?
- Al mattino, invece di camminare assorti nei nostri pensieri e preoccupazioni, proviamo ad inviare a tutte le persone che incrociamo nella nostra strada un augurio silenzioso di benevolenza, oppure a regalare loro un bel sorriso.
- Quando ci avviciniamo ad un albero, invece di godere solamente dei suoi benefici, come per esempio della frescura che dona la sua ombra, chiediamoci cosa possiamo fare noi per lui, magari ha bisogno di un po’ d’acqua.
- Quando godiamo della morbidezza della sabbia, in riva al mare, magari potremmo pure raccogliere quella cosa che la sporca, o quel sacchetto che galleggia sul mare.
- La compassione si esprime con i gesti: hai notato la potenza di un tocco gentile? Di un abbraccio in cui sostare per un pò? Di una carezza che scalda il cuore in un momento difficile?
- Compassione significa anche ascoltare veramente l’altro con tutta la nostra attenzione, perché questa persona è davvero importante.
Ricordiamoci che la compassione è un’emozione che cura sia chi la offre, che chi la riceve.
E a Scuola?
Credo sia non solo possibile, ma anche urgente dedicare un po’ di tempo durante tutto l’anno ad attività che stimolino gli alunni a conoscere meglio sé stessi e gli altri, per essere più felici e connessi gli uni agli altri.
Qualche esempio:
- Creare un ambiente sicuro e accogliente in classe, anche allestendo un vero e proprio angolo sicuro, in cui gli alunni possano sostare per un po’ nei momenti di difficoltà e ritrovare un senso di benessere.
- Scrivere e poi appendere in classe un cartellone degli accordi con le regole condivise da tutti, con l’obiettivo di stare tutti bene in classe. Questa lista permetterà agli alunni di analizzare concretamente il concetto di gentilezza e li renderà più attenti gli uni agli altri, suscitando la consapevolezza di come i propri comportamenti influenzino gli altri. Questo li aiuterà a comprendere quali comportamenti siano salutari per sé stessi e per gli altri, e quali invece siano dannosi per sé stessi e gli altri.
- Mettere in pratica ogni giorno uno degli accordi e poi verificare come è andata.
- Leggere storie sulla gentilezza.
- Parlare delle emozioni.
- Spiegare che siamo tutti interconnessi.
Anche la Terra è un essere vivente che ha bisogno della nostra compassione
Il bene-stare è uno scambio: è composto di dare ed avere, ed oggi più che mai dobbiamo capire che se vogliamo vivere in un mondo migliore, dobbiamo prenderci cura di noi stessi, degli altri e del nostro pianeta.
La capacità di capire l’altro e prendercene cura, rispondendogli come se fossimo noi stessi, è la chiave per capovolgere la nostra realtà basata sull’egoismo e la separazione.
Il vecchio paradigma “mors tua vita mea” che si riferisce ad un comportamento cinico per cui sacrificare te salva me, non funziona. Credere che se io reco un danno a te, posso ottenere un vantaggio, ci conduce a un’eterna lotta di sopravvivenza che non porta a nessun beneficio.
Oggi è urgente assumere nuovi modelli basati su valori come l’empatia e la compassione, secondo i quali siamo tutti interconnessi gli uni agli altri, e il destino di ciascun essere è legato al destino degli altri esseri e del pianeta.
In questa visione lungimirante la Terra è un essere vivente e la sua salute dipende anche dal nostro comportamento e dal continuo interscambio con ogni creatura che vive nel suo involucro.
Dipendiamo tutti dalla salute del pianeta e ne siamo al tempo stesso responsabili.
Assumersi questa responsabilità può aiutarci a costruire un senso di appartenenza e un senso di comunità nelle nostre vite. Siamo tutti uniti in questa missione!
Cominciamo con il coltivare con cura il seme della compassione, per far crescere forti le qualità salvifiche di Pace, Guarigione, Altruismo, Connessione.
“Compassione è una parola chiave dell’arte di risvegliarsi,
apre le porte del cuore, lo zappa, lo dissoda, lo innaffia e lo invita a fiorire.
Come tutte le parole incrostate
di idealizzazioni va spolverata, lavata a fondo,
rimessa al sole del mondo perché si asciughi bene
dalle lacrime
della commiserazione e dell’attenzione esclusiva al dolore della condizione umana”
(Chandra Livia Candiani tratto dal libro Il silenzio è cosa viva – Einaudi Ed)
Bibliografia:
Jeremy Rifkin. La civiltà dell’Empatia – Mondadori Ed.
Paul Gilbert e Choden: MindfulCompassion – Giovanni Fioriti Ed.
Dalai Lama: l’arte della felicità – Mondadori Ed.
Corrado Pensa: l’intelligenza spirituale – Ubaldini Ed.
Daniel Goleman, Peter Senge. A Scuola di futuro – Bur Ed.
[1] Cit. Ch. Candwell: Bodyfulness – Astrolabio Ed.
*articolo scritto da Chiara Miani

